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La storia

Le originiPellegrinaggio sulla tomba del canonico Flaminio Cesaroli (lapide a destra), 11 novembre 1994

La Provincia di Bergamo è posta nel cuore della Lombardia. Attorno al bel capoluogo si estende un territorio che declina dagli alti monti fino alla Pianura Padana.

Il benessere attuale non fa dimenticare ai bergamaschi, circa un milione di persone, che un tempo sono stati un popolo di emigranti poveri, nel nord Europa come nelle capitali dell'Italia pre-unitaria, Venezia, Genova, Roma e Napoli. Pur lontani dalla loro patria, rimangono legati alle radici ed ai valori gelosamente custoditi da un carattere poco incline all'esteriorità, come il loro dialetto duro e impenetrabile.

Nel 1500 sono numerosi i bergamaschi presenti a Roma. Alcuni si raccolgono per pregare in una chiesa dedicata a San Bartolomeo, situata nella zona dove oggi sorge Palazzo Chigi. Per impulso di un sacerdote, il canonico Giovanni Giacomo Tasso, prozio del famoso poeta Torquato, decidono di dar vita ad una "Compagnia", che assume la denominazione di "Venerabile Arciconfraternita dei Santi Bartolomeo e Alessandro della Nazione Bergamasca".

I bergamaschi scelgono come loro sede la vicina chiesetta di San Macuto che annessi presenta un locale per incontri spirituali chiamato "oratorio" e spazi per ospitare un ospedale, che i bergamaschi intendono aprire. Le pratiche si concludono con "l'isometro" redatto il 14 agosto 1539 dal notaio Francesco Spina.

Da San Macuto a Piazza Colonna

L'Arciconfraternita non conosce difficoltà di rilievo fino ai primi decenni del XVIII secolo, quando i Gesuiti fanno pressione sul Papa per avere la chiesa di San Macuto, necessaria al Seminario da loro diretto. I tentativi per allontanare il Sodalizio ottengono l'effetto desiderato. Tuttavia l'Arciconfraternita riceve alcune contropartite:i Gesuiti sono obbligati a corrispondere un indennità di esproprio ma soprattutto è assegnato all'associazione l'edificio in Via di Pietra con l'annessa chiesa di Santa Maria della Pietà.

Un volto nuovo

Nei primi anni del XIX secolo la Compagnia conosce un lento declino. Alla crisi contribuiscono anche le truppe napoleoniche che, entrate in Roma nel 1809 le tolgono l'amministrazione dell patrimonio. Il Governo Francese vende poi al Conte Giuseppe Archinto lo stabile tra Via di Pietra e Piazza Colonna. I bergamaschi fanno causa per riavere i loro beni, ma la loro istanza viene rigettata. La gestione dei beni ormai lascia a desiderare e la situazione amministrativa e contabile appare disastrosa. Le cose migliorano decisamente con il Cardinale Fabio Asquini il quale, nominato protettore nel 1847, fatica per ripristinare l'ordine e la disciplina.

Due fatti, alla fine del secolo movimentano le vicende dell'Arciconfraternita. Il primo è una vertenza al Tribunale civile di Roma tra i Guardiani del Sodalizio, oggi chiamati "Consiglieri", e il Vescovo di Bergamo in merito al "Nobile Collegio Cerasoli". I primi tentano infatti di trasformare il Collegio in una sorta di borsa di studio per i figli dei Confratelli. La Corte di Cassazione dà ragione al Vescovo.

Il secondo fatto è la riforma, per nulla indolore, dello Statuto, che era rimasto immutato dal XVI secolo. Nel corso dell'impresa si contrappongono i "tradizionalisti", decisi a mantenere le caratteristiche di associazione di culto e i "riformatori", che desiderano invece dare al Sodalizio la fisionomia di ente di beneficenza. Si arriva così al nuovo statuto approvato il 30 maggio del 1915 con il quale l'Arciconfraternita assume il volto di una società di mutua assistenza e beneficenza, oltre che di ente volto a tener vivo nei propri membri l'affetto per la terra d'origine.

Il ventesimo secolo

Gita del Sodalizio a Villa Adriana (Tivoli), 3 giugno 2002Per l'Arciconfraternita il personaggio più significativo del secolo appena trascorso è certamente Papa Giovanni XXIII. Da quando giunge nella Capitale nel 1901 presso il Seminario Romano a quando è nominato Vicario Apostolico in Bulgaria, Angelo Giusepe Roncalli segue sempre con grande affetto il Sodalizio. Da Papa ne riceverà i soci in una indimenticabile Udienza il 13 gennaio 1963.

Un piccolo "vademecum" destinato ai soci, pubblicato negli anni '70, descrive in maniera sintetica la vita dell'Arciconfraternita, descrivendone le attività di tipo assistenziale e quelle di culto.

All'inizio degli anni '80 si avvia un progetto globale di rinnovamento che comporta una riflessione profonda sull'identità e sul ruolo del Sodalizio, l'inizio di un dialogo con Roma e lo stabilirsi di un rapporto nuovo e più intenso con Bergamo.

Il nuovo Statuto, approvato dall'assemblea dei soci nel novembre 1985, assegna al Sodalizio le seguenti finalità: mantenere e promuovere la vita associativa ed i valori della famiglia e della civile convivena, secondo la tradizione del popolo bergamasco, ed inoltre operare per la formazione integrale della persona. L'Arciconfraternita ha anche assunto la fisionomia giuridica di "associazione civilmente riconosciuta", assumendo il carattere di ente privato. Degno di nota è il fatto che per la prima volta anche le donne vengono ammesse a pieno titolo a partecipare alla vita dell'associazione.